O uso ritual das plantas de Poder [L’uso Rituale Delle Piante Di Potere]

Organizzatori: Beatriz Caiuby Labate, dottoranda in Antropologia presso la UNICAMP e Ricercatrice del Nucleo di Studi Interdisciplinari sugli Psicoattivi – NEIP (www.neip.info) e Sandra Lucia Goulart, Professoressa Collaboratrice della Facoltà Cásper Líbero e Ricercatrice del NEIP. Editrice Mercado de Letras, Campinas/SPTel: (19) 3241 7514(Appoggio FAPESP)Formato: 16 X 23 cm, con illustrazioni – 520 pp.
Prezzo: R$ 88,00 (U$ 51 + costi di trasporto)

Rassegna:
La raccolta, congiunto di quattordici articoli di collaboratori di cinque paesi, va ad occupare una lacuna nella riflessione delle Scienze Sociali sul tema delle droghe o delle piante psicoattive. Attraverso il punto di vista dell’etnologia, dell’antropologia, della storia e dell’etnobotanica sono analizzati diversi contesti del consumo di sostanze psicoattive. Varietà di rapé utilizzate da popoli indigeni dell’Amazzonia, radici come la jurema nordestina o l’iboga del Gabon, la foglia di coca nelle Ande e in Amazzonia, la Cannabis negli ambienti afro e indigeni, l’ayahuasca dalla selva peruviana ai grandi centri urbani brasiliani e alcune altre specie meno conosciute, sono alcuni dei temi affrontati nell’opera. Emerge come il consumo di piante di potere sia associato all’organizzazione di complessi sistemi cosmologici, al nascere di ricchi culti sincretici, alla promozione di identità sociale, alle reti multietniche di interscambio, all’amministrazione di conflitti religiosi o tribali, alla produzione artistica, all’autoconoscenza, tra le altre cose.
L’uso di queste sostanze implica un’articolazione di differenti sfere della vita, come quella politica, quella terapeutica, quella sciamanica, quella estetica e quella culturale. L’analisi dei vari contesti e agenti esplicita continuità e discontinuità tra gli usi religiosi, profani, moderni e tradizionali, o tra sostanze naturali ed artificiali, rompendo così con le dicotomie poco utili alla riflessione sulle “droghe”. La lettura di quest’opera pone in rilievo l’uso rituale e religioso degli psicoattivi, praticato in differenti culture ed epoche storiche, ma può essere anche valida per pensare al consumo di droga nella società contemporanea, indicando alternative ad una politica meramente proibizionista, dipendente da un mercato illecito che, ogni giorno di più, dissemina violenza, miseria, esclusione e guerra.
(Tradotto da Fabrizio Mancini).

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